Saturday, February 04, 2006

politica e parte sbagliata

Ho partecipato ieri al consiglio del quartiere del centro storico dove verrà inaugurata sabato 4 febbraio la “culla per la vita”.
C’era all’ordine del giorno una mozione relativa alla culla, promossa da un membro dell’opposizione, che in sostanza prendeva atto e si impegnava ad appoggiare l’iniziativa .
In qualità di osservatore esterno, senza quindi diritto di intervento, ho seguito i lavori, interessato, perchè sono esponente del gruppo giovani del Movimento per la Vita, associazione da cui è promossa l’iniziativa .
In realtà la culla per la vita vuole avere un significato più simbolico che pratico. Riedizione aggiornata della Ruota degli Innocenti, è sì una risposta al fenomeno drammatico dei neonati abbandonati per strada o nei cassonetti, ma più in generale si prefigge di stimolare una sensibilità dell’accoglienza e della solidarietà nei confronti della vita e delle drammatiche situazioni che hanno spinto alcune donne a gesti così estremi.
E’ vero che c’è un dibattito acceso in corso su temi legati alla maternità, mi dicevo prima di partecipare, ma stavolta la questione è puramente legata al senso di umanità. Si tratta di dare solo una chance in più ad un essere umano già nato, è un gesto coerente con la comune percezione di solidarietà. Non è in ballo niente che riguardi il dibattito sulla 194, sul rispetto dell’essere umano fin dall’inizio o su posizioni liquidate come “cattoliche”. Non dovrebbe esserci, infine, una opposizione a priori, dato che si fa leva sul comune sentimento di carità.
Mi sbagliavo. La mozione non è passata. Hanno votato maggioranza e opposizione e pur con voti favorevoli da entrambe le parti non è stata approvata. Nessuno dei contrari, ovviamente, ha sostenuto che l’iniziativa non fosse positiva, ma in buona sostanza, con varie incoerenti motivazioni, ha declinato la mozione preferendone un’altra. Hanno optato semmai per una mozione dove non erano presenti concetti “pericolosi” quali: tutela della vita umana e maternità, Movimento per la Vita..etc..con riferimento, piuttosto, a una non meglio specificata solidarietà verso i più deboli, che lascia davvero il tempo che trova.
Non mi preoccupo della mozione che in sé avrebbe avuto un significato solo formale, non mi interessa il mancato sostegno delle “istituzioni” per l’iniziativa, seppur solo di buon senso, mi dispiace ma non mi scandalizzo infine per il modo in cui si è liquidato il Movimento per la Vita.
Il Movimento per la Vita continuerà a fare quello che fa da trent’anni nel più completo isolamento politico, mediatico, istituzionale, spesso anche sociale. E’ scomodo questo movimento perché è politicamente scorrettissimo. Dice cose ovvie, che, però sono verità scomode, e soprattutto fa quello che lo stato dovrebbe fare e invece non fa. Non mi stupisce quindi che rimanga di traverso a tante persone.
Quello che non mi è piaciuto è la disonestà intellettuale con cui si è affrontata la questione. Il caso di ieri è solo un piccolo esempio di un modo di pensare e di agire che è troppo diffuso. La mozione non è stata approvata fondamentalmente perché promossa da un’associazione scomoda e probabilmente perchè proveniente da altra area politica. Nessuno ha sollevato questioni di merito sull’iniziativa, piuttosto si è visto un disagio di fondo spiegabile solo in questo modo.
Spesso nelle sedi che dovrebbero garantire un autentico confronto delle idee per una seria gestione della cosa pubblica e per una reale tutela dei soggetti più deboli, ci si fa condizionare da pregiudizi di carattere politico e ideologico di basso profilo.
Spesso invece che ragionare con la propria testa, di discernere tra politica partitica e bene comune, si guarda la provenienza delle idee piuttosto che la sostanza e si strumentalizza politicamente anche il più neutro degli avvenimenti.
Spesso invece di valutare le cose per quelle che sono se ne ricerca il senso politico, anche quando per trovarlo ci vuole il lanternino.
Non mi piace tutto questo perché credo che ci siano molte cose abbastanza importanti da pretendere che si metta da parte la politica partitica, perché sono convinto che i punti di unità su temi quali la vita, la solidarietà (ma non la filantropia) etc..potrebbero aumentare con discussioni serene e scevre da pregiudizi, che i risultati pratici potrebbero essere ben oltre le aspettative. Non credo neanche che questa politica partitica sia l’unica possibile, non mancano esempi luminosi, ma sono davvero troppo pochi.
Insomma è più che giusto avere idee politiche personali e variegate, che riflettano la propria interpretazione della realtà e delle soluzioni che si vogliono proporre,è più che legittimo criticare quelle diverse e battersi perché prevalgano le proprie.
Ciò che mi sembra molto poco “politico”(nel senso alto del termine) è invece forzare la realtà per farla rientrare nelle vecchie e inutili categorie della destra e sinistra, dei cattolici e dei laici, liquidare un gesto di semplice umanità con qualche farneticante motivazione, mostrare il male nel mondo per giustificare il proprio atteggiamento pilatesco. Tutto questo perché l’idea viene dalla parte sbagliata. Lorenzo Masotti

Tuesday, June 28, 2005

CAVALIERE NON METTA IL CAPPELLO SULLA VITTORIA. CERCHI INVECE DI CAPIRE
16.06.2005

Signor Berlusconi,non sapevo che anche lei stava dalla nostra parte (quella astensionista). Sapevo di Casini e di Rutelli e di Pera, che si sono presi il loro bel linciaggio, non di lei. Certo, è stato in fondo un bene che non si sia schierato pubblicamente, altrimenti sarebbe diventato il solito referendum sul Cavaliere. Ma proprio questa sua posizione defilata tenuta fino alla fine, avrebbe dovuto consigliarle, per il dopo, una certa pensosa sobrietà. Avrebbe dimostrato prudenza e lungimiranza facendo i complimenti ai vincitori del referendum che hanno combattuto una battaglia impari e temeraria. Avrebbe dovuto impegnarsi a riflettere sull’evento storico, paragonabile al 18 aprile 1948 (sinceramente non date l’impressione di averlo colto). Leggere le sue generiche rivendicazioni di vittoria di martedì scorso non ha fatto un’impressione entusiasmante fra coloro che hanno combattuto, da soli, questa battaglia. Né ci ha rallegrato la sua riduzione di questo evento epocale a occasione per una piccola operazione di disturbo ai danni di Rutelli (la telefonata, forse, avrebbe dovuto farla al ministro Prestigiacomo, non a Rutelli…).Certo, lei un merito storico nella vicenda ce l’ha (insieme a ciò che ha fatto dal 1994 per rendere abitabile questo Paese anche a chi non è di sinistra): quello di aver fatto approvare questa legge 40 che segna una svolta culturale, ma ha dato l’impressione di averlo fatto quasi di soppiatto, senza crederci e senza cogliere la portata della svolta, facendo addirittura filtrare a posteriori giudizi contraddittori su quella legge. Perché forse anche lei – come tutti i media, come Fassino, Scalfari e Bertinotti e come tutto l’establishment – pensate che l’Italia sia sempre quella degli anni Settanta (o al massimo quella degli anni Ottanta che la sua televisione continua a rappresentare). Non avete capito ciò che è accaduto in questi decenni, non avete capito il ciclone rappresentato dai 27 anni di pontificato di Karol Wojtyla (consiglio anche a lei, come a Prodi, per l’ennesima volta, il libro di Loredana Sciolla, La sfida dei valori, pubblicato dal Mulino prodiano, per cogliere, almeno sul piano sociologico, la mutazione in corso). Non avete capito l’errore di fondo della sinistra postcomunista: uscire da Marx attraverso Pannella, un suicidio goliardico-nichilista che il grande Augusto Del Noce aveva spiegato per tempo, da par suo (in fondo i comunisti hanno rinnegato la migliore intuizione di Togliatti: quella sulla Chiesa). E non avete capito nemmeno – per andare su un altro terreno, profano – la svolta culturale avvenuta al centro dell’Impero prima con Reagan e oggi con Bush jr. Non avete capito cosa è accaduto veramente, nel profondo delle società occidentali, dopo l’11 settembre. Non avete capito la nuova cultura laica che è cresciuta, anche in Italia, e che ha messo in soffitta il vecchio laicismo scalfariano e pannelliano, non avete capito i nuovi movimenti cattolici, non avete capito la straordinaria capacità della Chiesa di rappresentare il sentimento profondo del Paese (penso all’omelia di Ruini ai funerali dei soldati di Nassirija) e non avete capito neanche ciò che è accaduto negli ultimi mesi, quei milioni di persone che hanno dato l’addio a Giovanni Paolo II e che hanno salutato un nuovo grande pontefice come Benedetto XVI. Non avete capito la rielezione di Bush e il vento nuovo che spira perfino in Europa con la bocciatura dei referendum sulla Costituzione europea (ancora una volta il popolo contro l’establishment) e con la possibile prossima vittoria dei democristiani in Germania. Non avete capito infine un fenomeno straordinario (e perfino casalingo) come Il Foglio che è cresciuto fra voi e su cui Ezio Mauro anche ieri lanciava l’allarme (“l’avanzare nel nostro Paese di quel soggetto che tre anni fa ho chiamato ‘lo stranocristiano’, l’ateo clericale che cerca di saldare la destra politica italiana a un pensiero forte”). La vera, grande scommessa della modernità sta nella sua capacità di avanzare ancorata a valori forti e alla nostra tradizione cristiana e umanista: è questa la prospettiva degli Stati Uniti di Bush. Le vostre televisioni sono totalmente sintonizzate con la cultura referendaria (anche nella sua versione “nani e ballerine”) che personalmente trovo insopportabile e che comunque si è rivelata clamorosamente minoritaria. Dal punto di vista informativo le cose vanno perfino peggio (posso citare almeno quattro programmi Rai chiaramente orientati su quel 25 per cento e non ce n' è stato uno che esprimesse il punto di vista o almeno le perplessità, le domande, i valori del 75 per cento degli italiani: al massimo se n' è visto qualcuno del tutto super partes). Dunque, date queste premesse, non ha sorpreso che nessuno (o quasi) di coloro che avevano approvato quella legge 40 in Parlamento fosse disposto a difenderla: Fini è arrivato addirittura a rimangiarsela, voltando gabbana e inchinandosi all’establishment (vanno menzionati invece per coraggio e coerenza i Mantovano, i Giovanardi e i Bondi. E pure la Lega). Si è avuta l’impressione di una classe dirigente che se fa una cosa buona e culturalmente grande la fa obtorto collo, senza crederci e senza capirla. Addirittura vergognandosene. Anche perché è incapace di spiegarla al Paese (oggi forse è il Paese che l’ha spiegata a voi: cercate di ascoltarlo).
Così ci siamo trovati a combattere come Davide contro Golia, con le fionde contro i carri armati e per la prima volta in Italia è accaduto che si è battuta la cultura dominante (addirittura stravincendo) senza Berlusconi. Un evento su cui riflettere positivamente, anche da parte sua. Un evento storico, visto anche il dispiegamento di forze dell’altro fronte.
Noi praticamente avevamo dalla nostra solo la Chiesa, davvero madre e maestra di umanità. La Chiesa che dentro questa battaglia c’è stata letteralmente trascinata da radicali e comunisti, la Chiesa che ha rifiutato ogni tono da guerra civile (basta rileggere le parole di Ruini e di Avvenire), la Chiesa che si è vista addirittura contestare il suo diritto di parola senza che nessuno riaffermasse le libertà costituzionali garantite a tutti.
E poi avevamo una pattuglia stupenda di uomini liberi, laici, ebrei alcune femministe e qualche studioso di sinistra.
Un fenomeno nuovo: il dissenso laico. Così, una variopinta pattuglia di temerari dalla storia diversa (in primis devo ricordare il grande e nobile Carlo Casini, uomo di eccezionale statura umana, oltreché grande giurista) ha mostrato di interpretare il sentire della stragrande maggioranza degli italiani, quotidianamente “violentati” da un establishment culturalmente fermo agli anni Settanta, da un sistema mediatico che ha imposto un plumbeo conformismo (il suo Canale 5 non ha trovato di meglio, sabato sera, in piena vigilia, che dovrebbe essere senza propaganda, che ritrasmettere una vecchia fiction dove la protagonista era la testimonial del “sì”, Sabrina Ferilli e interpretava una madre appassionata. Titolo: Ridatemi i miei figli. Complimenti a Confalonieri). Spero che non pensi, anche lei, che la gente non ha capito i quesiti, come se fosse una plebe ignorante. Lasci questo disprezzo del popolo a lorsignori dell’establishment. Lei avrebbe dovuto dire: mi inchino a questa straordinaria e sorprendente vittoria e mi impegno a cercare di capire cosa significa, voglio sostenere e rappresentare questi nuovi fermenti culturali e questo “senso comune” moderato che è maggioritario nel Paese, questa diversa Italia, refrattaria alla demagogia politically correct dell’establishment, questa Italia che è uscita dagli anni Settanta non seguendo Pannella, Fassino e Bertinotti, ma somigliando all’America. E a proposito dell’America, al di là del giudizio che possiamo dare sul cosiddetto movimento neocon o sulla presidenza Bush (nei suoi mille aspetti), si deve riflettere su quello che là è accaduto. Prima una rinascita religiosa nella società, fra “la plebe”. Parallelamente una grande revisione della cultura liberale (si legga, se può, il libro di Flavio Felice, Prospettiva ‘neocon’). Quindi la nascita di una quantità di media e di fondazioni che hanno alimentato questa cultura e hanno approfondito le sue radici. Così l’egemonia del radicalismo politically correct è stata battuta: prima culturalmente e poi politicamente. Anche in Italia l’evento del 12 giugno viene da lontano. Ma ciò che più impressiona non è la vittoria in sé, ma le dimensioni storiche di questa vittoria. Fanno emergere un nuovo senso comune, non necessariamente consapevole, spesso confuso e contraddittorio, ma che aspetta solo di essere aiutato a crescere, a trovare espressione culturale, ad avere diritto di cittadinanza sui media, nel discorso pubblico (almeno si dovrebbe riflettere autocriticamente sulla devastante “cultura” quotidianamente cannoneggiata – come pensiero unico - nelle case degli italiani dalle televisioni: soprattutto perché è l’unica, è totalitaria, non ammette diversità). Insomma c’è da riflettere seriamente. Ridurre un avvenimento come quello del 12 giugno a un’occasione spicciola di propaganda o a uno scontro interno a Forza Italia fra laici e cattolici (e chi se ne frega!), sarebbe davvero perdere un’occasione storica. Preciso: non un’occasione storica per la Chiesa e i cristiani, i quali hanno altri terreni di missione e un’altra ragion d’essere (noi dobbiamo testimoniare Gesù Cristo, unica felicità della vita e vero senso dell’esistere ed è al cuore di ciascuno, personalmente, che Egli parla). No. Un’occasione storica per l’Italia e per chi vuole capire questo Paese e costruire un futuro buono e prospero. Per chi vuol passare alla storia con meriti profondi e non restare nella cronaca come un politico fra i tanti. Spero in Casini e Rutelli: che non lascino dilapidare il tesoro che il popolo italiano ci ha consegnato. Antonio Socci

Non cerca il potere la Chiesa degli indifesi

Non cerca il potere la Chiesa degli indifesi
Carlo Casini

Hanno detto che nella recente vicenda referendaria la Chiesa ha voluto imporre il suo potere, dimostrare la sua forza, opprimere lo Stato laico.
A me pare che la verità sia esattamente il contrario.
La Chiesa ha accettato il rischio dell’isolamento e persino dell’aggressione da parte del potere che oggi più di tutti sembrava contare, quello mediatico; dell’incomprensione da parte dei "colti"; persino dell’abbandono da parte di alcuni fedeli; di un impoverimento economico (non minacciano forse i radicali e le vetero-femministe una propaganda contro l’8 per mille?). Questa non è una Chiesa che ama il potere.
Se la Chiesa avesse cercato le convenienze e il potere avrebbe tentato di adattarsi; rincorso il compromesso, persino tacere.
Invece no. Proviamo ad immaginare che cosa sarebbe successo se avessero vinto i referendari. Il cardinale Ruini, dopo l’esito dei referendum, ovviamente non si è dichiarato vincitore. Ha detto soltanto di aver fatto il suo dovere. Quale dovere? Perché? Verso chi? Viene in mente la bolla Sublimis Deus di Paolo III che nel 1537 si alzò in piedi contro il potere e gli interessi dei conquistadores per proclamare che «indios veros homines esse». Così veniva riconosciuta la dignità umana degli indigeni dell’America ridotti in uno stato di vera e propria schiavitù e privati delle loro proprietà dalla forza delle armi spagnole.
Non c’è solo la Chiesa di Galileo o di Giordano Bruno per cui Giovanni Paolo II ha chiesto perdono. E non c’è solo la presenza diffusa e molecolare di donne e uomini che vanno in tutto il mondo per stare accanto ai poveri lasciandosi infettare da malattie tropicali, accettando disagi di ogni genere, rischiando la prigione e non raramente la violenza e la morte.
Nessuno può negare che questa sia la Chiesa dei poveri. Ma è tale anche la Chiesa che sa alzare la voce in difesa degli ultimi della terra, "oppressi", addirittura nel loro fondamentale "diritto alla vita" (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae). "Povero" quell’essere umano appena passato dal nulla all’esistenza, magari nel freddo di una provetta? Se "povero", allora il "dovere" di cui ha parlato il cardinale Ruini è uno stretto dovere di carità.
La Chiesa non ha difeso un’opinione, neppure un valore, neppure una legge.
Ha difeso i figli nella fase più fragile della loro esistenza. Ha impedito che si tornasse a considerarli cose selezionabili, congelabili, distruggibili. "Poveri"? Ho avuto la fortuna di incontrare testimonial ben più autorevoli di qualche attrice o anche di qualche scienziato. Testimoni che di povertà se ne intendevano per averla cercata e condivisa fino in fondo, fino all’estremo, come Madre Teresa di Calcutta, o che l’hanno saputa attraversare, condividere e vincere nell’esempio di una paternità e maternità con larghe braccia, come Zeno Saltini; che l’hanno subita nell’oppressione e nella fatica del lavoro come Karol il grande. Loro hanno parlato dei bambini non ancora nati minacciati di morte come i più poveri tra i poveri. E loro sapevano bene che cosa era la povertà.Adesso l’esito straordinario del referendum suggerisce di continuare. Con arroganza? Per inseguire e umiliare l’avversario? No, per ricominciare. Possibilmente tutti insieme, quelli che gridano solidarietà e quelli che gridano libertà, perché capiscano dove sta la radice della solidarietà e della libertà e la facciano sviluppare in tutte le direzioni.
Forse è venuto il momento di un’operante riflessione su quel passo dell’Evangelium Vitae che in parte ho prima citato.
Rileggiamolo per intero: «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani. Ad essere calpestata nel diritto fondamentale alla vita è oggi una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare, i bambini non ancora nati».
Un nuovo inizio allora, un nuovo inizio oggi.

Soffia un buon vento sull' Italia

Soffia un buon vento sull' Italia, mi pare di poterdire, parafrasando Pera e l'allora card. Ratzinger nellibro "Senza Radici"!
Vorrei proporre alcuneconsiderazioni sull'esito della consultazione e su ciò che, a mio avviso, di nuovo e di buono c'è stato.
Primo: Anche prendendo per buoni i dati dei radicali,sulle proporzioni dell'astensione fisiologica, rimaneuna larga maggioranza di elettori consapevoli cheastenendosi hanno dimostrato sensibilità verso la Vitanascente.
Non so quanto si possa affermare che lamaggioranza dei cittadini riconosca l'inizio dellavita umana fin dal concepimento, che l'embrione altronon è che un essere vivente appartenente alla specieumana e che come tale ha diritto alla vita e ad una famiglia certa e conoscibile. La quota di astensioneconsapevole è però un segno che sta crescendo, nellamaggioranza dei cittadini, un senso di rispetto, dimeraviglia, di fronte alla vita. Che si chiamiprincipio di precauzione o paura dell'intervento dellatecnica sull'uomo, poco importa.
Secondo: Ho constatato la forza coagulante delladifesa della vita da parte della gente della miagenerazione. E questo è un fatto nuovo e sorprendente,che - mi dicono - non si era mai dato prima in questeproporzioni. Laici illuminati e credenti, cattolici didestra e di sinistra sono riusciti nell'impresa dimettere da parte politica e divisioni con l'obiettivocomune di difendere la vita. Ciò che probabilmente hapreoccupato, e tuttora preoccupa i fautori del si, èstato "saggiare" la coesione del mondo cattolico, lasua mobilitazione massiccia e constatare che il mondolaicista era invece diviso. Un fronte così, chedefinirei ampio e trasversale, non poteva perdere.
Terzo: Sono qui ora a cercare di capire comevalorizzare il lavoro di tanti, perchè mi rendo contoche ciò che è stato fatto rappresenta unostraordinario esempio di azione efficace, perfinooltre le più rosee aspettative. Il buon senso davavincitrice la cultura materialista del politicamentecorretto con i suoi potenti mezzi di comunicazione, isuoi uomini immagine, i suoi slogan, la sua prepotenzae la sua intolleranza. Invece tutto questo è statosconfitto.
Quello che mi auguro, adesso che politici e media hanno rimosso l'evento liquidandolo come incidente di percorso, è che la forza culturale dimostrata non si disperda, che l'impegno continui, che ci si muova in direzione della difesa delladignità dell'uomo, in ogni momento della vita.
Ma spero soprattutto che si riesca a rifondare unumanesimo cristiano, cioè una cultura dell'uomo ispirata al cristianesimo, dato che, a mio avviso, l'antropologia cristiana ha dimostrato di essere la migliore garanzia di tutela dei diritti umani.
Soffia un buon vento, dico, perchè contro tutte leprevisioni qualcosa è cambiato.
E' come se David fosseriuscito, ancora una volta, a sconfiggere Golia.
Il diritto alla vita e la difesa dei più deboli ha smosso le coscienze, ha invertito la tendenza che il laicismo voleva imprimere alla storia e ha raccoltoconsensi oltre ogni speranza. Abbiamo un punto dipartenza per rifondare una nuova cultura. Lorenzo Masotti

Saturday, April 30, 2005

TECNICI CHE SBAGLIANO

Tecnici che sbagliano - Dietro l’appello per il “sì” referendario niente scienza e molta ideologia

(C) IL FOGLIO - 28 APRILE 2005 - Editoriale di Giuliano Ferrara

Spiace dirlo, ma scienziati è parola grossa, visto il testo che hanno firmato per il “sì” al referendum sulla fecondazione artificiale (su Repubblica di ieri). I grandi scienziati e biologi sono quelli che si pongono limiti e comprendono il sostrato etico delle questioni che affrontano. Al massimo questi sono tecnici, e tecnici che sbagliano. La prima delle loro motivazioni è che va abrogato il tetto di tre embrioni da fecondare solo per l’impianto, non per il frigorifero, perché ne va della riuscita della fecondazione e della salute della donna. L’argomento ignora in radice il problema di cui si discute.

1)-Primo, l’embrione è un essere umano, un individuo cromosomicamente alla base di uno sviluppo vitale completo: l’embrione è ciascuno di noi al suo inizio ed è anche l’Altro, il debole, il minuscolo, l’invisibile. La legge 40 si preoccupa di non creare in vitro embrioni sovrannumerari da eliminare, scartare o manipolare. Uno scienziato a questo problema dà una risposta, o almeno la cerca; un tecnico di laboratorio può permettersi di ignorare il problema, ma ci vuole qualcuno che pensi per lui.
Le probabilità di riuscita della fecondazione sono diminuite di una percentuale irrilevante nel primo anno di applicazione della legge.
Quanto alla salute della donna, e del bambino, se proprio si vuole ignorare il resto e concentrarsi su questo, sarebbe da sconsigliare tout court la fecondazione artificiale, pratica medica invasiva che assoggetta medicalmente il corpo femminile ed espone a seri rischi il ciclo della riproduzione. Sarebbe da incentivare la maternità in età fertile giovanile, altro che la filosofia della fabbrica dei bambini all’età stabilita dalla sociologia della modernità e dalla curva demografica regressiva del modo di vivere nullista.

2)-Quei “sì” spensierati
Il “sì” all’abrogazione della norma che vieta la fecondazione eterologa è ancora più spensierato e immotivato. Non una parola sul diritto del nato a rintracciare la paternità biologica, non un rigo sul ferimento a morte della famiglia biparentale, antica istituzione che non si può cancellare senza adeguate motivazioni. Si abroga il divieto solo perché è un divieto che si frappone al desiderio individuale o di coppia, puro nichilismo e anche di serie b.

3)-Per terzo viene l’accoglimento entusiasta della diagnosi pre-impianto al fine di tutelare da malattie e malformazioni il nascituro, tutelandolo tecnicamente dal nascere prima del corso naturale del suo sviluppo: si chiama pratica eugenetica. La giustificazione è in negativo: c’è già, dicono, l’aborto selettivo di tipo terapeutico a seguito di amniocentesi. L’aborto selettivo non è un modello da estendere alla legislazione sulla fecondazione artificiale, trasformando l’attesa di un figlio nella produzione di un pezzo sano della catena della vita. E comunque l’aborto è un delitto legalizzato per tutelare la salute fisica o psichica della donna, non un diritto diagnostico da eseguire su vasta scala nel laboratorio eugenetico.

4)-Il quarto punto è che il concepito non deve avere diritti, perché è l’insieme di “poche cellule indifferenziate”. Una balla sesquipedale, perché il concepito è due volte un essere umano: perché lo dicono la genetica e l’intuizione razionale, e perché noi soggettivamente lo fabbrichiamo per quello scopo, perché sia un essere umano. Quindi tutelare il suo diritto e negare il nostro alla sua manipolazione è semplice atto di umanità e di umanesimo.

5)-Quinto, secondo i tecnici faustiani “non è provata l’equivalenza tra cellule staminali adulte e cellule staminali embrionali” ai fini della ricerca sulle malattie degenerative e tumorali: la frase non significa nulla, ed è vero invece che su questo la scienza è divisa e deve valere il principio di precauzione a tutela dell’embrione. E’ inoltre goffo, addirittura tragicomico, il travestimento ideologico di queste insane manifestazioni apologetiche della tecnica contemporanea. Dicono i tecnici che sbagliano che non si può sottomettere la legislazione a un principio di natura confessionale. Siamo qui, ferventi nel nostro ateismo e nella nostra miscredenza, a testimoniare ogni giorno che non si tratta di una guerra religiosa. Semmai di una guerra culturale e di civiltà. E se per il tecnico Umberto Veronesi questa legge è “disumana”, termine che si qualifica da solo come una volgare iperbole, per noi il loro testo sarà “barbarico”, ritorsione che le passioni sbagliate dei camici bianchi chiamano irrimediabilmente e necessariamente.

Sunday, March 06, 2005

La legge 40/2004 in breve....

L'embrione. Se questo non è un uomo...
Se la legge non è il comando del più forte, ma il principio che stabilisce l’eguale dignità dei cittadini non si può tornare indietro sulla legge 40. E i referendum vanno respinti, con ogni mezzo.
La domanda di fondo è una sola: dentro la provetta troviamo una cosa o un essere umano?
Non si tratta di una domanda nuova ma adesso non si può più trovare la risposta evasiva che venne proposta con la legge 194. Perché non è più una domanda determinata da una persona sola nell’angoscia di una gravidanza indesiderata, ma di due genitori presumibilmente istruiti e benestanti che vogliono un figlio ed è necessario che la legge assolva al suo compito di tutela dei minori e non glielo conceda ad ogni costo.
La legge 40 è stata creata con questa idea: se proprio una coppia vuole ricorrere a tali tecniche, occorre dare al figlio almeno la massima possibilità di vita e un padre e una madre conosciuti. E su questo almeno si gioca la difesa della legge. Almeno evitare di produrre un numero esagerato di embrioni, perché sono vite umane. Almeno evitare di congelarli, perché il 30% almeno muore in conseguenza dello scongelamento, e comunque il congelare un embrione significa trattarlo come una cosa: si congelano delle cose, e si dà loro una scadenza, non si può fare lo stesso con vite umane e stabilire che dopo 5 anni (legge spagnola e inglese) scadono e bisogna sopprimerli. Almeno non ricorriamo alla selezione pre-impianto su base genetica, perché non esistono uomini di serie A o di serie B in base al proprio patrimonio genetico, senza parlare del fatto che questa tecnica può avere falsi positivi e falsi negativi ed è causa di morte per molti embrioni sani. Almeno non usiamoli per sperimentazione, visto che la sperimentazione è stata vietata sull'uomo a partire dal nazismo.
.La legge 40 non ostacola la ricerca, ma cerca di attuare fino in fondo uno dei principi fondamentali già inseriti in numerose carte dei diritti e negli atti costitutivi dell’Unione Europea (soprattutto all’indomani degli orrori nazisti), ovvero che la ricerca scientifica non può servire contro l’uomo e che per curare un individuo non è lecito sopprimerne altri.
Per secoli la dignità di persona è stata scissa dall’essere umano e asservita a interessi economici di parte (si pensi al fenomeno della schiavitù, abolito nel mondo occidentale solo nel secolo diciannovesimo). La tutela del concepito si colloca in questo ambito come l’attuazione più alta e perfetta di quell’articolo primo della dichiarazione dei diritti dell’uomo, in cui si dice che il fondamento della libertà, della giustizia e della pace coincide con il riconoscimento dell’essere umano e della sua dignità.
Lo stato democratico riconosce prima di sé l’esistenza e il valore della dignità umana .

Se la legge non è il comando del più forte, ma il principio che stabilisce l’eguale dignità dei cittadini non si può tornare indietro sulla legge 40 e i referendum vanno respinti